Autori ed editori


LA RISCOPERTA DI ALBA DE CESPEDES

Per lungo tempo non comparivano nelle antologie scolastiche o, se lo facevano, era con brevi trafiletti che non davano conto dell'importanza delle loro opere e delle tematiche trattate. Le scrittrici degli anni Trenta, Quaranta, Cinquanta del secolo scorso sono scomparse non solo dai banchi di scuola, ma anche dagli scaffali delle librerie. Spesso etichettate, con fare dispregiativo, come “autrici rosa” o nemmeno considerate, stanno vivendo ora, grazie a diversi editori, una nuova vita: ben inquadrate nel periodo storico che le ha viste operare, si vedono oggi rendere giustizia rispetto alla qualità di scrittura e all'importanza delle tematiche trattate, soprattutto se pensiamo ai tempi (poco maturi) nei quali affrontavano certi argomenti.

E' il caso di Alba De Cespedes, tornata alla ribalta grazie alla ripubblicazione di “Quaderno proibito” e “Dalla parte di lei” per Mondadori e della raccolta di racconti “L'anima degli altri” per Cliquot, libro introvabile fin dai primi momenti.

De Cespedes, figlia dell'ambasciatore cubano a Roma, nasce nella capitale nel 1911. Donna colta e poliglotta, proveniente da una famiglia altrettanto colta e progressista, si è occupata di scrittura (su vari piani, dai romanzi, alle poesie, alla radio e alla tv) tutta la vita. Proprio attraverso le sue opere ha voluto testimoniare, far riflettere e sollevare interrogativi sulla questione femminile.

“Quaderno proibito”, il suo romanzo più celebre e importante, racconta la storia di una famiglia piccolo-borghese degli anni Cinquanta: perdute terre e ville e l'agio tranquillo d'un tempo, Valeria, la protagonista, si vede costretta, a differenza della madre, a impiegarsi in un ufficio per contribuire all'economia familiare. Spesso travolta dal senso del dovere e ancor più dal senso di colpa, dettato dalla morale imposta che caparbiamente si ostina a rispettare più per educazione che per reale convinzione; alla soglia della mezza età con i figli ormai grandi e un matrimonio trasformato in un affettuoso rapporto fraterno; divisa fra il mondo di ieri a cui lei e il marito agognano tornare e il mondo di regole nuove che la figlia maggiore le sbatte in faccia con le sue decisioni, Valeria scopre che lavorare in ufficio, in fondo, non le dispiace, s'accorge che quel lavoro è l'unico spazio di libertà vera che ha; non solo: al pari dell'ufficio, il quaderno nero che, una mattina di sole, con un'urgenza sconosciuta, ha acquistato in una tabaccheria, diventa l'unico luogo fisico in cui possa esprimersi con autenticità, cominciando a riflettere sulla sua molteplice e complessa condizione di madre, moglie e, forse non più in ultimo, di donna. Attraverso le annotazioni del quotidiano, Valeria, forse per la prima volta, si concede il permesso di esprimere un'opinione (che nella vita non ammetterebbe mai) sulla condizione, personale e universale, delle donne.

S.R.